PRESENTAZIONE LIBRO L’ IO ARABO

 

 

INTERVENTO E PREFAZIONE  DELL’ AMBASCIATORE PACIFICO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO L’ IO ARABO

 

Non è un saggio il breve scritto di Mhd Houssam Mouazim. Potrebbe essere un panfleth.  Ma forse è soprattutto una testimonianza: un grido di rabbia e, sì, anche di disperazione. Rabbia e disperazione , che spesso sconfinano in un voluto amaro sarcasmo, che , in un gioco di doppio , quasi uno scambio di ruoli , l’autore attribuisce non a se stesso ma all’io narrante

Houssam Mouazim è in effetti preda e vittima della sua duplice identità… «Vado in Arabia» scrive a un certo punto «e scopro che non sono più arabo ma sono un occidentale che si spaccia per arabo. Vado in Europa, scopro che sono un arabo che si spaccia per occidentale. Il mio identikit camaleontico è stato sviluppato con il tempo e non mi sono neanche accorto di quello che mi stava succedendo. La mia famiglia mi guarda in modo strano; anche mia madre quando mi guarda a volte mi chiedo se è lei la mia mamma oppure una che le assomiglia. I fratelli usano con me un garbo eccessivo a cui non sono abituato. Mi trovo meglio con i miei amici italiani, ma anche loro mi fanno sentire diverso.

Questo bellissimo esperimento di Allah nei miei confronti ha causato la mia schizofrenia. Ho chiesto la cittadinanza italiana per risolvere il problema. Tutti gli amici non vedono l’ora che la prenda; anche io non vedo l’ora. Mia mamma e i miei fratelli non vedono l’ora, tutti la stanno aspettando e tutti non vedono l’ora».

 

Ed è proprio questa doppia identità che rende spesso così difficile la situazione di Houssam Mouazim. Non è un caso che egli intitoli uno dei capitoli del suo breve libro Schizofrenia. Non tutti i suoi giudizi sono condivisibili ma il suo grido di rabbia contiene anche molte verità contro tanti luoghi comuni che ispirano le nazioni occidentali e anche nella situazione di contraddizione e di contrasto che si è creata tra le due culture. L’aver io vissuto per tanti anni nel mondo arabo (Egitto, Libia, Sudan) e nel mondo islamico (Iran, Somalia, Bangladesh), l’essermi approcciato alla storia e alla grande cultura di questa parte di mondo, l’essere diventato amico di tante persone comuni (non solo degli intellettuale ma anche tanta gente meno colta di Mouazim: delle persone semplici, ma buone, che spesso poi sono quelle che hanno pagato il prezzo più alto di questa lotta di civiltà), mi fanno capire e sentire il suo disorientamento, la sua rabbia e la sua frustrazione. Su un punto fondamentale sono d’accordo con l’autore: l’Occidente ha continuato a commettere troppi errori nei confronti del mondo arabo e più in generale dell’Islam.

E, dalle Crociate in poi, sino al colonialismo, sino alle spregiudicate politiche petrolifere, molti di questi errori non sono stati nemmeno in buona fede, ma nascondono chiari interessi.

Molti di questi errori, una lunga serie di politiche spregiudicate hanno causato grandi sofferenze e alienazioni nel mondo arabo. Ma, alla lunga, come per tutte le politiche ottuse, hanno finito per ritorcersi anche contro di noi. I problemi che oggi l’Europa e l’Occidente si trovano a dover affrontare proprio in questi anni nel Mediterraneo ne costituiscono la riprova evidente.

Naturalmente, così come è storicamente falso e oscurantista, addossare tutte le colpe al mondo arabo e islamico, sarebbe sbagliato fare il contrario: indicare l’Occidente come il solo responsabile di tale situazione.

La verità è che la convivenza tra questi due mondi che confinano fra di loro, e che oggi sono separati solo da quel ‘laghetto’ che è diventato il Mediterraneo, è stata storicamente difficile e controversa, caratterizzata da conflitti e contrasti sanguinosi. Non dimentichiamo che non sono esistite solo le Crociate: infatti , quando gli arabi hanno potuto , hanno a loro volta cercato di invadere e colonizzare l’altro (l’Europa, la Spagna, l’Albania o la Sicilia). Ed anche non dimentichiamo che parte delle crisi odierne e del passato hanno spesso avuto come causa scatenante le lotte senza quartiere che si sono scatenate all’interno del mondo arabo sia a causa della sua storica frammentazione in etnie , tribù , gruppi confessionali , sia soprattutto per la politicizzazione e frammentazione della sua religione , l’ Islam . Oggi , c’è una guerra senza quartiere tra Sunniti e Sciti , ed anche tra gli stessi Sunniti , dove i radicali combattono senza pietà contro i moderati , o dove le monarchie tradizionaliste ed ispirate dal Wahabismo hanno combattuto ( durante le cosidette ” Primavere ” ) e combattono gli Stati laici o i religiosi moderati .

E solo il superamento di questi conflitti insensati , il ristabilimento della convivenza civile e pacifica e la cooperazione, potranno porre fine all’attuale situazione.

Ci si riuscirà?  Non lo so, né so quanti anni, quanti decenni saranno necessari. Ma non vedo altre soluzioni. E forse, dietro il grido di rabbia di Mouazim, questa è, più o meno la speranza che anima lo scrittore.

Lui, temo, difficilmente farà in tempo a vedere questo ‘nuovo mondo’. Ma forse, se riusciremo a parlare agli ‘uomini di buona volontà” (e di buon senso) , i suoi figli e i suoi nipoti, e i nostri figli e i nostri nipoti riusciranno a vederlo.  Speriamolo!
INVITO ROMA