Sabbie perdute: In libreria

SAHARA: ITINERARI E PASSIONI

ITINERARI:

MAURITANIA
-Viaggio nell’Adrar
-La leggendaria pista
Tidjikja – Nema

TUNISIA
-Itinerario tra le dune
nel profondo sud

ALGERIA
-Tadrart algerino

ANDIAMO VERSO IL CAPO
-54 giorni in Libia
-40 giorni in egitto e Sudan

ALGERIA
-Tassilli del Hoggar, un itinerario fuori dalle rotte comuni

PASSIONI:

MANOSCRITTI
-Le antiche biblioteche del deserto

ESPLORAZIONI
-Ludovico di Caporiaccio la scoperta dimenticata

IN LIBRERIA

Titolo: Sabbie perdute
Autore: Claudio Pucrirco
Editore: Etlimond
vmw.edimoml.cam
N. pag: 525
Freno: Euro 26,00
ISBN: 88-500-0194-0

’Le sabbie perdute’, l’ennesimo libro sul Sahara, tanto di moda di questi tempi! No, anzi, leggerlo fu una grande e piacevole sorpresa: un altro modo di trattare argomenti come il Sahara, la mitica Timbuctù, i Tuareg e gli altri abitanti del più vasto deserto dei mondo! Claudio Pacifico, romano classe 1947, diplomatico impegnato per anni in zone ‘calde’, tra cui l’lran della rivoluzione degli ayatollah, la Somalia delle guerre tribali sanguínose, ed infine l ‘impegno come ambasciatore in Bangladesh, in Sudan e, dall’agosto 2000 in Libia, autore di questo libro, racconta la sua passione per i viaggi e per le spedizioni. Ma ciò che più affascina in questo libro è la capacità di Pacifico di contornare le sue esperienze di viaggio giovanili nel mondo sahariano da un contesto culturale profondo ed incisivo, trascinando il lettore nel magico mondo del deserto vissuto non solo da lui, ma dai più grandi esponenti del mondo storico, letterario nonche’ dai viaggiatori dal Medioevo, al Rinascimento, dall`Ottocento ai giorni nostri. Possiamo rivivere lo splendore e le molteplici vicissitudini di Tirnbuctù viste con gli occhi di Leone l`Africano e Ibn Bakri, dal racconto di due italiani, Antonio Maltante e Benedetto Dei, uomini rinascimentali che affrontarono un lungo viaggio per poi entrare nelle porte di Timbuctù ed infine ‘riscoprire’ la ‘regina delle sabbie) nell’Ottocento con i racconti dei grandi esploratori romantici come Gordon Laing, Renè Caillè e Heinrich Barth.

Già durante l`infanzia grandi esploratori ottocenteschi e gli eroi salgariani, oltre ai grandi ideali romantici hanno ispirato l’animo dell’autore; l’adolescenza e la giovinezza poi sono state segnate da un’anima ribelle e dalla voglia di ‘fuga’ che lui stesso chiama il suo ‘lato oscuro’, la sua `dimensione notturna’: “|…] anche a causa delle mie frequentazioni giovanili con disperati fuggiaschi come Sartre e Rimbaud, Leopardi o Camus, Gide o Genet, apparteneva anch’io, anche se allora inconsapevolmente, a quella schiera di fuggitivi di pro fessione, di viandanti erranti, di viaggiatori notturni e solitari l,,.|”. insomma, da sempre soffre del male della modernità, sindrome di alienazione del postmoderno, come viene bene definito dall’illustre luminare Bruce Chatwin.

Nel suo viaggio verso Timbuctu, Claudio Pacifico ci rende partecipi alle sue emozioni ma anche della sua profonda conoscenza del mondo Tuareg, della sua cultura, struttura sociale, lingua e mentalità. Lo fa con un linguaggio fluido, concreto rendendo la lettura scorrevole ed interessante, dove le notti sahariane, durante il lungo e faticoso viaggio con l’azalai, la carovana del sale, si trasformano in incontri magici con i racconti romantici del mondo degli uomini blu che si intrecciano inseparabilmente con le trame senza confini dei romanzi Cavallereschi di Boiardo, dell’Ariosto e del Tasso con i vari Orlando Furioso, Gerusalemme Liberata e Orlando Innamorato.