COREA DEL NORD E USA: UN RAPPORTO TRAVAGLIATO.

Roma, 24 marzo 2018

 

COREA DEL NORD E USA: UN RAPPORTO TRAVAGLIATO CHE FA DA SFONDO AL PROSSIMO POSSIBILE INCONTRO DEL PROSSIMO MAGGIO TRA TRUMP E KIM JONG un.

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Sin dall’inizio dell’esistenza della Corea del Nord (avvenuto dopo la capitolazione dell’Impero Giapponese, il 15 agosto 1945 quando Kim Il – Sung, che aveva guidato l’esercito rivoluzionario popolare coreano nella lotta comunista contro l’occupazione giapponese, si impose come leader del Paese in qualità di Segretario Generale del Partito dei Lavoratori di Corea), i rapporti tra Corea del Nord e USA sono stati, pur tra alti e bassi, sostanzialmente burrascosi e travagliati.

Prima ci fu la guerra di Corea, tra Corea del Nord e Corea del Sud, combattuta dal 25 giugno 1950 al 27 luglio 1953. Senza entrare qui nei dettagli della guerra, basti ricordare che i Nord coreani erano sostenuti dall’Unione Sovietica e poi dalla Cina, mentre la Corea del Sud (proclamata come Stato indipendente il 15 agosto 1948) era sostenuta dagli Americani e da alcuni altri Paesi Occidentali.

La guerra fu estremamente violenta e con drammatiche alterne vicende (che portarono prima i Nord Coreani ad occupare praticamente tutta la penisola coreana con l’eccezione di Pusan; poi videro la controffensiva americana che penetrò largamente nel Nord e raggiunse il confine cinese, scatenando così il massico intervento dei Cinesi a sostegno dei Nord Coreani, che portò le truppe comuniste a riprendersi parte del territorio arrivando ad occupare brevemente la stessa Seoul).

Il conflitto sostanzialmente si concluse con un nulla di fatto con l’armistizio di Panmunjeom, firmato il 27 luglio 1953, che riconfermò come confine tra le due Coree il 38° Parallelo, che già segnalava il confine tra le due Coree dopo la fine dell’invasione giapponese ed era stato ratificato alla fine del 1948.

Dopo l’armistizio di Panmunjeom, gli Americani stabilirono un contingente di oltre 30. 000 soldati in Corea del Sud: presenza che ancora oggi viene indicata dalla propaganda Nord coreana come il principale ostacolo alla riunificazione (nel frattempo, nel 1958, le truppe cinesi si erano completamente ritirate dalla Corea del Nord).

Nonostante il pesantissimo costo umano e materiale della guerra, la Corea del Nord riuscì (come d’altronde, con molto maggiore successo, la Corea del Sud) a lanciare un ampio programma di ricostruzione e di industrializzazione con tassi di crescita intorno al 10%. Nel frattempo, mentre in Corea del Sud si consolidava un sistema democratico, nella Corea del Nord si consolidava sempre più una spietata dittatura, che in effetti finanziava lo sviluppo bellico ed industriale sottoponendo la popolazione a condizioni di vita di grande indigenza.

Per molti anni continuarono scontri sotterranei tra le due Coree. Diversi attentati furono commessi contro membri dei Governi della Corea del Sud (due in particolare ai danni del Presidente Park Chung hee) sino al clamoroso attacco effettuato apertamente nel 1968 dalle forze speciali Nord coreane contro la Residenza presidenziale a Seoul.

Poi, sempre a segnare la grande tensione con gli USA, ci fu il celebre incidente della nave americana Pueblo, fermata in acque internazionali dai Nord coreani sostenendo che la nave fosse una nave spia e fosse entrata nelle loro acque territoriali.

Ci furono poi altri drammatici incidenti (come l’abbattimento del Lockeed americano) che qui sarebbe troppo lungo ricordare.

La speranza che, tra alti e bassi, potesse infine avanzare un periodo di maggiore distensione fu rilanciata, all’inizio del 1972 dalle prime trattive di pace tra le due Coree che si riproponevano addirittura il raggiungimento di un trattato di pace definitivo e di riunificazione. Le trattative si trascinarono sino agli anni 80, ma poi una serie di attentati Nord coreani tra cui quello ad un volo della Korean Airlines (che causò la morte di 150 passeggeri), riportarono inevitabilmente la situazione ad uno stato di grave tensione.

Fra il 1994 e il 1998 una gravissima crisi alimentare colpì la Corea del Nord ed indusse il Paese, per la prima volta nella sua storia, ad uscire dall’isolazionismo e a chiedere un aiuto umanitario internazionale. La comunità internazionale reagì positivamente e Pyong Yang beneficiò di un volume crescente di aiuti alimentari (più di un 1 miliardo di dollari in quattro anni). Le Nazioni Unite lanciarono un speciale programma del valore di 376 milioni di dollari e gli stessi USA sbloccarono nel 1998 300 mila tonnellate di aiuti alimentari. Tutto ciò evidentemente anche nella speranza di calmierare la tensione politica.

Ma il teatro coreano era destinato a rimanere senza pace e all’inizio degli anni 90 cominciò a delinearsi con progressiva chiarezza una nuova causa di grande tensione: la questione nucleare.

Anche in questo caso sarebbe troppo lungo entrare nei dettagli, ma, per semplicità si può dire che è dagli anni 90 che anche la grande opinione pubblica “scopre” che Kim Il Sung aveva avviato dei programmi nucleari e verosimilmente la produzione di altre armi di distruzione di massa. Grave scalpore aveva suscitato nel maggio del 1993 il lancio da parte della Corea del Nord di un missile Rodong, che poi aveva terminato la sua corsa nel Mar del Giappone.

Dopo la morte di Kim Il Sung, successivamente, nel 1994 si era riusciti ad arrivare a Ginevra alla definizione di un  “Accordo Quadro” che apriva i siti nucleari della Corea del Nord alle ispezioni della AIEA e impegnava il Paese a sospendere il programma nucleare. In cambio la Corea del Nord avrebbe ottenuto la cessione di due reattori ad acqua leggera che le avrebbero permesso di continuare la produzione di energia a scopi civili.

Ma nel 2003, dopo una serie di solite polemiche e contestazioni sulle armi nucleari in suo possesso, la Corea del Nord si ritirò definitivamente dal Trattato di Non Proliferazione nucleare e riprese i suoi esperimenti.

Nel frattempo, come abbiamo detto, nel 1994 Kim Il Sung era morto e gli era successo il figlio Kim Jong Il, che rimase in carica sino alla sua morte il 17 dicembre 2011.

Durante la Presidenza di Kim Jong Il continuarono i programmi nucleari ed anche i tentativi di potenziare i lanci missilistici. Nondimeno, grazie soprattutto alla spinta della Corea del Sud, King Jong Il ed il Presidente Sud coreano Rom Moo – Hyiun si incontrarono in due vertici inter governativi e nel 2007 stipularono un articolato programma di cooperazione che mirava al raggiungimento di un trattato di pace che avrebbe posto fine alla guerra di Corea.

Il processo di distensione tra le due Coree segnò anche un certo livello di distensione nei rapporti della Corea del Nord e Americani e Mondo Occidentale. I Coreani fornirono agli esperti Americani gran parte delle informazioni richieste (anche se non tutte) sul loro programma nucleare e, con un gesto simbolico, distrussero una torre di raffreddamento nel reattore principale di Yongbyon. Gli Stati Uniti, da parte loro, si impegnarono a revocare alcune sanzioni e presero l’impegno di depennare la Corea del Nord dalla famigerata lista degli “Stati Canaglia”. Si era nel frattempo stabilito un gruppo di Paesi, Stati Uniti, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Russia e Giappone,(che qualcuno aveva denominato il Gruppo dei Sei) che di fatto costituiva il foro in cui portare avanti il processo di normalizzazione e pacificazione della Corea del Nord. Una forte spinta che rendeva prezioso per Pyong Yang un rasserenamento con i principali partner internazionali, era costituito dall’aggravarsi, nonostante tutto, della crisi alimentare e dunque da un forte bisogno di aiuto.

In sostanza, per taluni osservatori, gli anni 2000 furono veramente gli anni della speranza che una politica “di carota e bastone” potesse portare la Corea del Nord verso la denuclearizzazione e la normalizzazione. Proprio in quegli anni si registrarono alcune visite e tentativi di mediazione con Pyong Yang. La più importante fu la visita compiuta, proprio nel 2000, nella capitale Nord coreana dal Segretario di Stato Madeleine Albright. Alcuni anni prima, nel 1994, l’ex Presidente USA Carter (che però aveva lasciato la Presidenza dal 1981) si era recato a Pyong Yang per una visita di buoni uffici. Più tardi anche l’ex Presidente Clinton, lasciato l’incarico Presidenziale, si era recato nella capitale Nord Coreana e aveva incontrato Kim Jong Il.

In tale contesto merita forse ricordare che anche la diplomazia italiana aveva cercato di dare un suo contributo. Prima tenendosi in stretto contatto con il Segretario Albright si era recato a Pyong Yang il Ministro degli Esteri Dini. Poi erano seguite le visite dei Sottosegretari competenti (Bonniver prima e Vernetti dopo) cui quale Direttore Generale per l’Asia della Farnesina, avevo partecipato anch’io riportando delle immagini spettrali ed indelebili della vita in Corea del Nord.

Comunque, va detto che nonostante le pie speranze occidentali al distensione era durata molto poco.

Con una politica volutamente fatta di alti e bassi e totalmente incoerente, già nell’ottobre 2006 i Nord Coreani, contestando agli USA di non aver mantenuto i propri impegni, (a cominciar dal fatto di non averli depennati dalla “Lista degli Stati Canaglia”), avevano compiuto un nuovo test nucleare. Poi, dopo la solita serie di alti e bassi, passi avanti e clamorosi passi indietro, nel 2009 la Corea del Nord si è definitivamente ritirata dal programma di smantellamento nucleare, ha abbandonato i colloqui per il disarmo, ha espulso gli Ispettori dell’ONU e ha annunciato la piena ripresa del programma nucleare. Nel periodo 2009 – 2017 Osservatori specializzati calcolano che la Corea del Nord abbia compiuto almeno 6 test nucleari e altrettanti test balistici, l’ultimo dei quali sarebbe in grado di percorrere una distanza di 950 km ad un’altezza di 4.475 metri.

Il 17 dicembre 2011, dopo la morte per infarto di Kim Jong Il, è asceso al potere in Corea del Nord il suo figlio terzogenito Kim Jong – un. Nel frattempo il 20 gennaio 2017 Donald Trump è diventato Presidente degli USA. E dati i caratteri “ flamboyant” ed esuberanti dei due nuovi Presidenti, si è di nuovo entrati in una fase particolarmente effervescente con un crescendo di minacce reciproche e nuovi test nucleari e missilistici da parte della Corea del Nord.

Poi, quando la tensione sembrava davvero essere, arrivata al limite, una rapida quanto almeno in parte inattesa serie di eventi, ha riportato ad una situazione decisamente più calma.

A seguito di un’intensa azione diplomatica, svolta dietro le quinte ed ispirata innanzitutto dal Presidente Sud coreano Moom Jae- in, i Nord Coreani hanno accettato l’invito a partecipare alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang in Corea del Sud dello scorso febbraio. La partecipazione della delegazione Nord coreana, guidata da Kim Yo – jong, la sorella più giovane di Kim Jong-un, si è svolta in modo positivo.

Kim Yo- jong ha portato a nome di suo fratello un invito formale a visitare la Corea del Nord al Presidente Sud Coreano.

E poi, vero colpo di scena, si è saputo da un twitter di Trump che anche il Presidente americano è pronto ad incontrarsi con Kim Jong-un e che questi ha accettato l’incontro.

La notizia ha evidentemente creato grande scalpore, ma anche grandi incertezze e perplessità.

L’unica cosa apparentemente certa, che si sa per ora, è che l’incontro dovrebbe tenersi nel mese di maggio, ma tutto il resto è un’incognita. In particolare, come scriveva il Washington Post solo alcuni giorni fa, tre sono le questioni fondamentali: 1) dove si svolgerà l’incontro; 2) chi vi parteciperà (ovvero la composizione delle rispettive delegazioni); 3) quale sarà l’agenda.

Per quanto concerne la località dell’incontro, escluse apparentemente le due rispettive capitali, si starebbero considerando posti terzi “più neutri” in tale contesto si è parlato di Svezia (dove ha avuto luogo nei giorni scorsi la visita di una delegazione Nord Coreana di alto livello guidata dal Ministro degli Esteri), di Svizzera, di Cina, del 38° Parallelo (nella famosa Peace House di Panmunjom, dove dovrebbero incontrarsi ad aprile i due Presidenti coreani), e persino di una nave ancorata in acque internazionali.

Ma la questione fondamentale è naturalmente costituita dall’agenda dei colloqui ed in particolare da quello che i due leader si diranno e concluderanno sulla questione nucleare. Al riguardo appare molto difficile fare delle previsioni: è ipotizzabile che Trump possa convincere Kim a rinunciare alla carta nucleare? E, se si, cosa dovrebbe offrire in cambio? Viceversa è ipotizzabile che Trump in qualche modo accetti la Corea nell’ambito dei Paesi legittimi detentori dell’arma nucleare? Gli osservatori politici sembrano perplessi e divisi tra loro. Ma i pessimisti non mancano di sottolineare che un fallimento dei colloqui, dati anche i caratteri impulsivi dei due leader, potrebbe veramente essere la scintilla che fa deflagrare la guerra.

Intanto, forse per preparare meglio gli incontri al vertice (…sic!) il primo aprile prossimo Americani e Sud Coreani riprenderanno le grandi manovre militari congiunte. Si tratta delle operazioni “Foal Eagle” e “Key Resolve”; la prima prevede esercitazioni con ogni tipo di arma di circa 30.000 soldati Americani e 300.000 Sud Coreani, mentre la seconda consiste prevalentemente in simulazioni al computer.

 

Ambasciatore Claudio Pacifico