Il Vietnam del Doi Moi

Scarica PDF

IL VIETNAM DEL DOI MOI Di Claudio Pacifico 20 giugno 2006

PREFAZIONE

Fra il 16 giugno ed il 16 luglio di quest’anno si è svolto a Roma un lungo festival dedicato al Vietnam, intitolato ‘Il Drago e la Farfalla’, organizzato con il finanziamento della Provincia di Roma. Si è trattato di una fitta serie di appuntamenti a carattere eminentemente culturale: mostre di dipinti e di fotografie, sfilate di moda, degustazione di cibi, seminari a carattere politico ed economico. Il tutto con una forte ispirazione di fondo: far conoscere meglio al pubblico la ricchezza e la varietà della cultura vietnamita, ed avvicinare almeno idealmente i due Paesi.

Quando, intorno al mese di marzo, siamo venuti a sapere che era intenzione della Provincia e del suo Presidente Gasbarra dedicare un intero mese alla celebrazione del Vietnam, non abbiamo esitato a contattare gli organizzatori dell ‘evento, e a proporre il coinvolgimento del Ministero degli Esteri e della Direzione Asia, Oceania e Pacifico nell ‘allestimento dei principali appuntamenti. In particolare, abbiamo proposto di realizzare e di includere nel calendario degli eventi in programma un grande Seminario a carattere generale sull ‘evoluzione politica, sociale ed economica del Vietnam negli ultimi venti anni. Abbiamo titolato il Seminario; ‘Il Vietnam del Doi Moi’, cioè del Rinnovamento, intendendo con ciò sottolineare l ‘importanza della scelta, effettuata dalle Autorità vietnamite nella seconda metà degli anni ’80, di modernizzare il Paese, con scelte allora molto coraggiose, che implicavano l’abbandono dell’impostazione tradizionale comunista fino ad allora imperante.

Con l ‘ingresso nel cartellone degli eventi in programma abbiamo assicurato al Seminario, a cui hanno partecipato, oltre al Vice Ministro della Cultura vietnamita Le Thien Two, personalità politiche, diplomatici, professori universitari, operatori economici, ed altri esperti della realtà vietnamita, una notevole visibilità per il Ministero degli Esteri, e per la Direzione Generale Asia. Ciò ha permesso di valorizzare nel modo più adeguato le numerose iniziative realizzate dall ‘Italia in quel Paese, e più in generale di sottolineare il grande impegno del Ministero per il rilancio della nostra presenza in tutto il Continente asiatico.

Grazie alla felice sinergia con la Provincia di Roma, abbiamo ottenuto una pubblicità ed una risonanza sulla stampa nazionale e locale, nonché una notevolissima partecipazione di pubblico, del tutto inusuale per questo tipo di appuntamenti, in genere riservati ad una platea di pochi fedelissimi. Ciò ê andato a beneficio dell ‘immagine del Ministero degli Esteri e della Direzione Asia, ed altresì dell ‘Istituto italiano per l ‘Africa e l’Oriente, presso i cui storici locali il Seminario si è svolto.

Un ulteriore felice contributo alla manifestazione nel suo complesso è stato poi assicurato dal personale impegno dell ‘Ambasciatore italiano ad Hanoi, Alfredo Matacotta, autore di una interessante mostra fotografica su usi e costumi vietnamiti, esposta per alcuni giorni nei locali di Palazzo Valentini, sede della Provincia.

Si è trattato di un’esperienza per noi molto gratificante, che ha anche permesso di presentare la diplomazia in un modo innovativo, creativo e dinamico. Una scelta, quest’ultima, che mi sembra abbia suscitato grande apprezzamento nel pubblico e sulla stampa, da cui abbiamo ricevuto recensioni estremamente lusinghiere.

Non si può negare che nell ‘immaginario collettivo, soprattutto cki è meno giovane, l ‘idea del Vietnam va ancora automaticamente a ricollegarsi agli anni tremendi e tragici della guerra; e non a caso, se si prova a navigare sulle pagine di Internet, ê facile constatare come ancora oggi almeno tre quarti dei siti dedicati al Vietnam sono connessi in modo diretto o indiretto a quel periodo bellico.

Questo tuttavia non è stato lo spirito del Seminario organizzato dalla Farnesina. Come d’altronde non è lo spirito del popolo del Vietnam moderno. I l popolo vietnamita, gli uomini della politica, della società e della cultura, hanno voluto fermamente, già all’indomani della fine del conflitto, guardare avanti, ed uscire al più presto da quella tragedia costruendo, con scelte coraggiose, ed anche ammirevoli, nuove realtà di progresso, di avanzamento economico, di riscoperta culturale, di rilancio dei rapporti sociali e politici, interni ed internazionali.

Abbiamo voluto riferirci quindi al Vietnam del Doi Moi, al Vietnam del Rinnovamento, cioè a quella svolta audace ed importantissima che le Autorità decisero di intraprendere alla fine degli anni ’80 e che ci porta ai nostri giorni. Per cui oggi assistiamo ad un fenomeno quasi strabiliante: il Vietnam non solo è risorto, ma è risorto grazie alla capacita di rapportarsi in modo costruttivo e privo di pregiudizi con l ‘America e gli Americani; è risorto grazie all’abilità di ricreare costruttivi e fecondi rapporti con i Paesi vicini, con ‘cui nel passato le relazioni sono state molto complesse, quando non addirittura conflittuali. È risorto, grazie alla scelta di diversificare i suoi rapporti, e di guardare intensamente all ‘Europa, pur nella differenza dei sistemi politici adottati.

Oggi, uno degli imperativi politici del Vietnam è di essere friend of all, cioè un Paese amico di tutti; può sembrare una cosa facile, a dirsi, ma per uno Stato che ha avuto un passato cosi turbolento e tragico, non è certamente semplice proclamarsi friend of all. Si tratta invece di una scelta estremamente coraggiosa, e costosa; una scelta che però, forse, si ricollega meglio all’intima natura pacifica e laboriosa del popolo vietnamita, e alla lungimiranza strategica dei suoi politici.

Con l’organizzazione di un Seminario sul Vietnam, da parte della Direzione Asia, Oceania e Pacifico del ,Ministero degli Esteri’ si è inteso passare in rassegna gli aspetti salienti del Rinnovamento in questione, nei settori politico, economico, culturale e sociale. È stata tuttavia solo una tappa di un percorso molto più vasto, allestito, come si .-5 detto in apertura, con molta sensibilità dalla Provincia di Roma. Un percorso molto più lungo e poliedrico, che è durato un mese esatto, ed ha portato il pubblico romano a scoprire e a comprendere tutti i principali aspetti del Vietnam moderno e della sua gente: aspetti musicali, culinari, artistici, tendenze della moda, in una vetrina di questo affascinante Paese che, visto il crescente interesse per l ‘Oriente, varrà forse la pena di replicare anche per altre importanti’ realtà asiatiche.

In questo contesto di modernità, e di nuove tendenze strategiche, il Vietnam guarda all ‘ Italia con molta curiosità e con molta attenzione. Ma anche con molta fiducia; fiducia che il nostro Paese saprà cogliere un tale messaggio di interesse. Sempre più frequenti sono le visite di personalità, uomini politici e membri del Governo vietnamita in Italia, per studiare ed approfondire aspetti importanti della nostra economia, della nostra politica, soprattutto in materia di tutela ambientale e protezione delle ricchezze naturali, o per analizzare il nostro sistema di piccole e medie imprese, o per alimentare nuovi progetti di cooperazione economica e scientifica.

Il Vietnam guarda all’Italia non solo in un’ottica bilaterale, ma anche in un contesto europeo, perché Hanoi vuole rafforzare i suoi legami con l ”Europa, avendo compreso che si tratta di un protagonista dall’importanza crescente sulla scacchiere mondiale. Però vuole farlo non passando necessariamente ed unicamente attraverso il canale preferenziale costituito dalla Francia, ex potenza coloniale, ma anche attraverso il contributo di Paesi amici e sensibili come l ‘Italia, la quale si deve tuttavia dimostrare all’altezza di tale compito. D’altronde, la sensibilità italiana per le questioni vietnamite non comincia adesso, anche se ha attraversato momenti di maggiore e minore intensità.

Il rapporto fra Italia e Vietnam è un rapporto profondo, cementatosi già nei difficilissimi anni della guerra, grazie alla grande solidarietà italiana espressa in quei tragici giorni al popolo vietnamita ed alla riconoscenza che quest’ultimo ha serbato nei nostri confronti. Ancora oggi solo gli addetti ai 8 lavori sanno che fu l ‘Italia a promuovere alcune delle iniziative piu importanti, tra cui la cosiddetta operazione ‘Marigold’, per aprire una trattativa di pace tra Hanoi e Washington. E ancora oggi ‘Marigold’ resta una pagina di storia non del tutto chiarita, che però va considerata come un esempio di buona, sincera, genuina politica estera italiana, che sa vedere al di la dei rapporti di forza costituiti, e sa intessere tele di pura diplomazia con il solo obiettivo di far prevalere le istanze della pace e della magione, anche se poi purtroppo tale azione rimase in buona parte appesa al grande albero delle buone intenzioni.

Ma torniamo al Vietnam di oggi, una realtà estremamente dinamica, di cui ci impressionano alcuni da ti statistici:

  • la sua popolazione (di 83 milioni di persone), è costituita per oltre il 60% da giovani sotto i 35 anni;
  • il suo tasso di crescita, stabilmente al di sopra del 6% negli ultimi anni, è stato addirittura del 8,4% nel 2005
  • la fascia di povertà della popolazione ê passata dal 57% nel 1992, a meno del 20% nel 2005

 

Questi sono i numeri del Doi Moi, i numeri di un ventennio di mutamenti radicali e di profonda trasformazione del tessuto socio-economico del Paese, i numeri che derivano anche dall’integrazione progressiva del Vietnam nei mercati internazionali, e dall’apertura a nuovi partner fra cui figura con orgoglio l’Italia.

Sul piano esterno il percorso di rinnovamento ha avuto forse la sua tappa più significativa nell ‘adesione all ‘ASEAN nel 1995 prima, e nello storico accordo commerciale bilaterale con gli Stati Uniti nel 2000; un punto di svolta, quest’ultimo, che va visto come un lungo preludio al prossimo ingresso del Vietnam nell ‘Organizzazione Mondiale del Commercio, traguardo cruciale per Hanoi, e che l ‘Italia sostiene sia nei negoziati, sia con un programma apposito di assistenza tecnica che si concluderà nel mese di settembre.

È ovvio che questa sfida non è senza incognite: l ‘economia si è industrializzata e terziarizzata, ma dovrà essere in grado di 9 assorbire sempre nuova manodopera; al contempo l’uguaglianza che aveva caratterizzato la società vietnamita va assottigliandosi e crescono le disparità sociali; la struttura amministrativa necessita ancora di ulteriore ammodernamento; la battaglia contro la corruzione deve ancora essere completamente vinta. E soprattutto, la sempre più soddisfacente affermazione dei diritti umani e delle libertà civili dovrà costituire una priorità per il Governo vietnamita, senza arretramenti o indecisioni.

ln tale contesto, come accennato prima, l’ ltalia guarda con grande attenzione al Vietnam, e la manifestazione “Il Drago e la Farfalla’, organizzata dalla Provincia di Roma non ne è stata che un esempio.

L’Italia crede nel Vietnam come fattore di equilibrio e stabilità nel sud-est asiatico; come elemento chiave in seno all ‘organizzazione ASEAN; come Paese affidabile anche in un più ampio contesto internazionale, che fa perno sull ‘ONU
dove Hanoi aspira ad ottenere un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza per il biennio 2008/2009, anche con il sostegno del nostro Paese.

Ed infine, il Vietnam ‘va ‘visto anche come una opportunita per le nostre imprese e per il nostro sistema produttivo, a partire dal reticolo delle piccole e medie imprese italiane, alla cui riproduzione al proprio interno Hanoi è molto interessata; nonché per il nostro mondo culturale, poiché la popolazione del Vietnam è profondamente attratta dalla nostra cultura ed dalla nostra lingua.

Una delle nostre imprese di maggiore successo in Vietnam è stata negli ultimi anni la Perfetti, una industria dolciaria che ha realizzato finora il principale investimento italiano nella zona di Ho Chi Minh City, dimostrando come la politica del rinnovamento vietnamita possa concretamente favorire il contesto operativo per le nostre società. Cosi come è interessante scoprire che oggi alcune delle nostre migliori Università, come la Bocconi, l’Orientale di Napoli, la Politecnica delle Marche, la Fondazione Lerici del Politecnico di Mi`lano, operano in Vietnam con successo, e suscitando ammirazione da parte dei Vietnamiti.

Come titolare della Direzione Asia, Oceania e Pacifico, non posso che rallegrarmi per il grande successo di critica e di pubblico riscosso tanto dalla manifestazione ‘Il Drago e la Farfalla’, quanto dal Seminario da noi organizzato sul ‘Dai Moi°’.

L’Italia non avrà che da avvantaggiarsi nel mantenere vivo l ‘interesse e l ‘attenzione sul Vietnam, e nel costruire più solide e fruttuose relazioni bilaterali con Hanoi, possibilmente più ancora che nel passato, considerando il Vietnam come un interlocutore politico di grande rilievo in Oriente. Dovremo altresì lavorare anche con i partner europei, per elevare il profilo dei rapporti euro-vietnamiti, e per promuovere il dialogo nei settori giudicati come prioritari.

Mentre colgo questa ulteriore occasione per felicitarmi con la Provincia di Roma per il grande successo del festival ‘Il Drago e la Farfalla’, desidero estendere un ringraziamento del tutto particolare all ‘IsIAO, per aver ospitato il Seminario e reso possibile questa elegante pubblicazione; ed ai miei collaboratori, il Consigliere di Ambasciata Giuseppe Mistretta, ed il Consigliere di Legazione Nicolò Tassoni, per il consueto impegno e l ‘abnegazione profusi sia nell’allestimento del Seminario, sia nella cura di questi Atti.

L’attenzione della Farnesina per il nuovo Vietnam

Grazie. Vorrei, innanzi tutto, dire che sono molto lieto di partecipare oggi ai lavori di questo seminario, dedicato al Vietnam del ‘Doi Moi’, ovvero al Vietnam del rinnovamento. Ringrazio molto gli organizzatori del seminario; l’IsIAO, dove siamo ospiti; il Presidente Gasbarra, che ha animato questa iniziativa molto importante e bella, mi sembra, da quello che io ho potuto capire, del ‘Drago e la Farfalla’, che indubbiamente costituisce un appuntamento fondamentale per permettere ad un’opinione pubblica italiana più ampia di conoscere ed avere un’idea più precisa di quello che è il Vietnam di oggi. Io sono fra coloro che, per ragioni anagrafiche, appartengono alla categoria dei cosiddetti “sessantottini’ ed è inutile che dica a voi, perché vedo che ci sono in sala persone che hanno più o meno questa età, che cosa abbia rappresentato per un’intera generazione, in Italia e in Europa, in Occidente direi, il mito di questo Paese purtroppo coinvolto in una guerra terribile, ma che anche ha dato, proprio in quella occasione, grandi prove del suo senso nazionale e di grandi valori. Naturalmente non è questo mito del passato, con cui il Vietnam è indiscutibilmente entrato nell’immaginario collettivo e nella storia dell’Europa e dell’Occidente, ad essere oggi oggetto del nostro interesse.

Oggi l’interesse di questo seminario, appunto, è il Vietnam del ‘Doi Moi’, il Vietnam del ‘rinnovamento’ che, come voi sapete so che in questa sala ci sono profondi conoscitori della realtà vietnamita è la svolta fondamentale, e anche molto coraggiosa, che le autorità vietnamite hanno deciso di intraprendere alla fine degli anni ’80. Questo è un appuntamento molto importante perché, in effetti, proprio con questa svolta che, possiamo dire, il Vietnam di oggi e sono passati già quasi una ventina d’anní si rilancia con grande enfasi sulla scena non solo asiatica, ma direi senz’altro internazionale. Il Vietnam del Rinnovamento è un Paese che ha cercato di chiudere, nel bene o nel male, i conti con un drammatico passato e che si è posto come obiettivo fondamentale non solo quello del rilancio, della crescita sociale ed economica del Paese, ma anche quello di un rapporto armonico e di collaborazione con il resto del mondo, e quindi di poter innanzitutto chiudere definitivamente la pagina della lunga e drammatica guerra con gli Americani e ricercare un rapporto di nuova e più intensa collaborazione con l’Europa.

In questo contesto approfitto della presenza di un importante esponente governativo del Vietnam, per ribadire ciò che è stato già detto in altre circostanze, in occasione di visite importanti di alte autorità vietnamite: ricordo lo scorso anno la visita del Presidente del Parlamento. In questo contesto di grande sviluppo, di grande modernità, l’interazione fra 1’Italia e il Vietnam sta diventando sempre più intensa e, infatti, io credo che questo sia un ulteriore merito di questa iniziativa. Noi guardiamo al Vietnam come ad un partner prioritario per l’Italia in Asia, un partner con il quale, appunto, vogliamo espandere la nostra collaborazione e cooperazione bilaterale su tutto l’arco delle relazioni normalmente esistenti fra due Paesi; quindi l’arco politico, economico, commerciale e naturalmente, fondamentale come sempre, il settore della cooperazione culturale e scientifica, mirata non solo ad approfondire in entrambi i Paesi la conoscenza delle antiche culture, ancora una volta in comune fra Italia e Vietnam, ma anche a vedere come questo grande passato 24 culturale possa oggi aprire la strada a delle iniziative di sempre più intensa cooperazione, non solo nel campo culturale parlavo prima con alcuni di voi del restauro ma anche in quello della cooperazione tecnico-scientifica e della formazione.

Ecco, questa è un po’ l’ottica con cui noi guardiamo allo sviluppo della collaborazione bilaterale. Vorrei confessare al Vice Ministro, con parole semplici visto che parliamo in un’occasione come questa, che non è di dialogo politico stretto, ma in cui dibattiamo in termini direi generali la nostra ambizione riguardo al futuro sviluppo del rapporto fra Italia e Vietnam. In fondo, l’Italia, capitalizzando legami storicamente profondi, fortunatamente non viziati come in altre circostanze, dallo spettro di una presenza coloniale, nutre la grande ambizione di poter essere uno dei principali protagonisti nella costruzione del rapporto fra Vietnam ed Europa. E pensiamo che questa non sia semplicemente una aspirazione retorica, ma sia una possibile strategia politica, che trova dei fondamenti ben precisi, dicevo prima, innanzitutto nel profondo rapporto storico e nella colleganza ideale fra i nostri due Paesi, e poi in un’interazione sempre più attuale e cogente.

Giorni fa è stato presentato un libro, molto bello, del nostro Ambasciatore D’Orlandi, presente in Vietnam negli anni ‘6O; si tratta dell’affascinante diario del suo impegno in un’operazione, direi, politico-diplomatica, ancora oggi rimasta per buona parte sconosciuta all’opinione pubblica italiana, anche quella qualificata: operazione che aveva il nome romantico di Marigold e che in sintesi rappresentava il tentativo, compiuto negli anni ’60, la determinati ambienti politici e diplomatici italiani, di Jorre fine alla guerra del Vietnam. Cito questo esempio perché, forse meglio di tanti altri casi che potrebbero essere citati, dà la sensazione di come questa interazione fra Italia e Vietnam sia stata molto profonda e molto più stretta di quanto, soprattutto oggi, si possa in genere pensare.

Come sempre in politica, non sono soltanto le affinità culturali, ricordo di certi valori ideali, a spingere verso la costruzione di un rapporto più stretto col Vietnam, ma evidentemente, come in ogni rapporto politico importante fra Paesi, anche grandi e importanti interessi economici, e soprattutto la possibilità di realizzare delle ulteriori sinergie. Non so se spetti a me forse questo è il compito dei colleghi vietnamiti ma mi sembra importante ricordare alcuni dati, che mi sono, appunto, segnato, per dare un”idea di quello che è il Vietnam di oggi. Innanzitutto, è un Paese che, se per gli standard asiatici può vantare una popolazione media, per quelli occidentali ed europei, risulta di grandi dimensioni: un Paese di circa 83 milioni di persone, se i miei dati sono corretti. E, fra i vari aspetti, uno che mi sembra essere particolarmente significativo, è proprio il fatto che questa popolazione di 83 milioni di persone, o giù di lì, è costituita per circa il 60% da giovani al di sotto dei 35 anni. Questo dato spiega il grande dinamismo che pervade la società vietnamita e, in fondo, interpreta molto bene il programma di rinnovamento lanciato dai vertici politici.

Per esaminare alcuni parametri economici, vorrei ricordare qui che il tasso di crescita del Vietnam odierno si è praticamente stabilizzato, in tutti gli ultimi anni, al di sopra del 6%, e questo mi sembra un altro dato che si commenta da solo, estremamente positivo e significativo. Nell’ultimo anno, poi, esso è salito addirittura all’8,4%, e quindi di nuovo da ciò emerge chiaramente l’immagine di un’altra economia asiatica in vertiginosa ascesa e sviluppo. Si dibatte adesso se, a rigore, il Vietnam possa essere collocato fra le cosiddette “tigri asiatiche’ o meno la terminologia non è importante. Indubbiamente, il Paese si sta chiaramente avviando su quel percorso che ha segnato, e sta segnando, la straordinaria crescita economica e sociale di molti Paesi della regione. E, d’altra parte, un aspetto che mi sembra molto importante, riguarda appunto le condizioni di vita della popolazione, in cui la fascia di 26 povertà è passata dal 57% nel 1992 a meno del 20% nel 2005. Mi sembrava che fossero dei dati indicativi perché danno, meglio di ogni altro commento, l’indicazione di un Paese in rapida e forte crescita economica, e soprattutto in una rapida e forte crescita sociale.

Come vi dicevo, decisi sono l’interesse e l’impegno italiani nell’incrementare una sempre più stretta interazione fra Italia e Vietnam. Naturalmente, anche da questo punto di vista, come dicevo all’inizio e concluderei con questo tema e con questo augurio, anche perché credo che altri interlocutori riprenderanno alcuni di questi spunti a me sembra che vi siano ancora delle grandissime potenzialità da cogliere. Anche se questo seminario è dedicato un po’ più, diciamo, alla prospettiva della cooperazione culturale e alla veramente meritevole e interessante iniziativa de ‘Il Drago e la Farfalla’ promossa dal Presidente Gasbarra e dalla Provincia di Roma, non possiamo dimenticare che dal punto di vista dell` interazione e del rilancio della cooperazione economica esistono grandi potenzialità, che speriamo possano essere colte dal sistema-Italia. Su questo ambito alla Farnesina cerchiamo di offrire il nostro contributo, ma naturalmente, come sempre, è il mondo economico, di una parte e dell’altra, a dover sviluppare questo tipo di collaborazione: noi non possiamo sostituirci ad esso, possiamo però cercare di organizzare occasioni di incontro e di incoraggiare lo sviluppo di progetti.

Credo che più avanti parlerà qualche operatore economico per raccontare la sua success story, ovvero dell’impegno italiano, di investimenti italiani in Vietnam, che hanno dato risultati molto interessanti e che noi sinceramente auspichiamo possano essere anche un esempio da seguire per il nostro mondo economico. Concluderei veramente qui. Spero di non avervi annoiato con i troppi dati. Vorrei terminare tornando a ringraziare gli organizzatori di questa iniziativa e soprattutto il Vice Ministro vietnamita, che spero abbia una permanenza in Italia interessante e proficua. Noi abbiamo lavorato ad organizzare anche un’aspetto politico della sua visita, ma l’auspicio è che con l’attivismo e l’interesse della Provincia di Roma, si possano organizzare, grazie anche all’impegno di quanti di voi si sono prodigati, altre iniziative di questo tipo. E ci auguriamo che forse in futuro, con l’impegno del nostro Ambasciatore in Vietnam, Alfredo Matacotta Cordella, che è molto attivo, si possa organizzare un’analoga giornata italiana, questa volta in Vietnam. Grazie a tutti.

Scarica PDF